L'eroe negativo

nella letteratura di consumo all'inizio dell'età moderna


  • Paure, angosce, sogni, incubi, punizioni e redenzioni nell'immaginario popolare urbano europeo, all'inizio dell'età moderna

  • Genesi di una cultura di massa e di un nuovo pubblico urbano

  • Affermazione progressiva dell'eroe negativo all'interno della letteratura popolareggiante


Sul finire del Cinquecento inizia a diffondersi in tutta Europa un particolare genere letterario, finora poco studiato, a metà strada fra il resoconto giornalistico (di per sé allora inesistente) e la narrazione fantastica: gli argomenti attingono alla cronaca nera, alla "letteratura del patibolo", a rivelazioni di stupefacenti ed orribili prodigi, avvenimenti fantastici, catastrofi, cronache di eventi ancora immersi in un lessico di propaganda religiosa, ma che iniziano ad acquistare una valenza moderna proprio grazie all'affermarsi di una lettura solitaria e silenziosa anche nel pubblico illetterato delle città ormai prossime alle trasformazioni tipiche dell'era industriale.
Tutto ciò è reso possibile anche dalla "crisi editoriale" che nel Seicento costrinse le piccole tipografie delle città (la stragrande maggioranza delle imprese editoriali dell'epoca) alla ricerca di un pubblico nuovo e accontentabile con poco costo; la necessità di utilizzare senza sprechi gli stock di carta e di caratteri - che costituivano i principali costi di produzione dell'impresa editoriale dell'epoca - fece sì che il risultato fosse un prodotto qualitativamente scadente rivolto ad un pubblico che si riteneva privo di grandi pretese.
Brevi storie quindi, ma di grandissima diffusione, notizie provenienti dalle fonti più disparate e spesso inventate o rielaborate nelle stesse stamperie: la tipografia divenne il luogo di produzione del fantastico popolare, togliendo progressivamente alla cultura orale il suo ruolo tradizionale.
Gli intenti moralistici della propaganda religiosa e civile - che spesso presiedevano al licenziamento degli opuscoli e il cui scopo fondamentale era di trasformare l'orrore in devozione - dovettero in primo luogo fare i conti con i gusti del pubblico: il fantastico e il "meraviglioso" (nell'accezione originaria ed estensiva di fenomeno in grado di provocare insieme stupore ed orrore), le gesta di grandi e terribili assassini, i sogni profetici, i prodigi celesti, i cataclismi inviati dal Cielo contro l'umanità corrotta, le trasformazioni mostruose e i fatti di sangue costituiscono la materia lugubre e terrifica da cui vengono tratte "relazioni" e resoconti destinati alla diffusione.
Sogni ed incubi, quindi, che riflettono particolarmente le angosce di una realtà opprimente, immersa nel pericolo e nel sangue e che lentamente trasformano i protagonisti di una letteratura nata per celebrare terrificanti esempi, moniti eloquenti, "specchi di maraviglia", in ambigui paladini del crimine, eroi patibolari e negativi in grado tuttavia di emanare un fascino contagioso, tanto da capovolgere - con un tipico 'effetto boomerang' - le intenzioni moralistiche per cui le storie venivano diffuse.

(di Alberto Natale)

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